Il Cuore Rivelato, pt.2

di David Resetti

Oh, scusate, vi sto spaventando? Basta parlare di queste cose? Basta che chiediate, signore. Ci avevo già pensato. Ecco, questa visione dovrebbe farvi un po’ di coraggio: quella è la cattedrale di St. Paul, il cui solo aspetto, austero e armonioso, rinfranca l’anima. Non è vero? Pensate, è la cattedrale con la cripta più estesa d’Europa, più grande ancora di san Pietro. Sir Christopher Wren, l’architetto, era un tipo originale – matematico, astronomo, anatomista e via dicendo, oltre che un rispettabilissimo massone e dotatissimo ballerino; quando disse che serviva una cripta così grande per ragioni strutturali, le maestranze eseguirono gli ordini senza altre domande. Erano gli anni dopo il grande incendio del 1666 (buffa cifra, vero? Tutta colpa di un panettiere distratto, pare), che rase al suolo tutta questa parte di Londra, e non c’era tempo da perdere in discussioni oziose: Wren e i suoi amici… costruttori si diedero da fare per riprogettare il cuore della città secondo le idee più avanzate dell’epoca, cioè le loro. Così, un massone ha finito per progettare una buona cinquantina di chiese nel cuore stesso del cristianesimo anglicano, compresa la cattedrale, seguendo progetti di sua esclusiva ideazione. Sembra assurdo, ma ancora oggi alcune parti della cripta di St. Paul sono inaccessibili e inesplorate. Si, avete ragione, signore, questo è impossibile: diciamo così, allora, che chi ci lavora e chi ci dice messa non ha idea di come ci si arrivi.

Del resto, pare che St. Paul sia stata costruita a sua volta per coprire un tempio di Diana, e prima ancora su un antico altare sacrificale celtico dedicato alla Luna (l’ho detto che non sa cosa voglia dire London, vero? “Città della Luna” è una delle possibilità, sapete). E là sotto, qualche anno fa, ci hanno trovato anche un santuario di Mitra, il principale concorrente di Gesù Cristo Nostro Signore quando erano ancora entrambi soltanto un’esotica setta orientale. Quindi è solo giusto che là, proprio sotto il naso di San Paolo l’evangelizzatore, si muova ancora qualcosa di strano, no? Il mio cuore vecchio e stanco la vede come una sorta di poetica giustizia, in fondo.

Esatto, signorina, vedo che ha fatto i compiti a casa, brava! In effetti, non è certo l’unico caso di chiesa costruita da un massone, qui a Londra, anzi direi che è quasi la regola. Ecco, siete con il vecchio Nick, quindi il traffico non è un problema: siamo già arrivati alla chiesa di St. George, giusto alle spalle del British Museum.

Cos’ha di strano, dite? Beh, è opera di Nicholas Hawksmoor, uno dei grandi architetti del barocco inglese. Un tipo brillante, quando la gotta gli concedeva un po’ di tregua, cosa purtroppo non molto frequente. Degno successore e ammiratore di Wren, anche lui non era propriamente quel che si dice un buon cristiano, anzi. Qualcuno sostiene che questa chiesa sia stata costruita secondo i principi del “Satanismo Teista”, qualunque cosa significhi. Di certo, converrete con me, si tratta di un progetto piuttosto originale. C’è da dire che anche le altre cinque chiese londinesi di Hawksmoor sono… peculiari, e insieme (quest’ultima cosa l’ha notata per primo un fumettista, almeno ufficialmente) disegnano una forma piuttosto evidente sulla mappa di Londra.

Un caso, secondo voi, signore? Ma certo che è un caso, ci sono un sacco di monumenti di Londra che presi a gruppi di cinque costruiscono un pentacolo, penso sia una cosa abbastanza automatica per via della conformazione della città. Pensate, ho visto una mappa, una volta, che aveva come vertice quattro chiese di Hawksmoor e il nuovissimo London Eye, “l’Occhio di Londra”, e al centro c’era proprio St. Paul. Immagino che non sia difficile fare lo stesso con un mucchio di altre città, come dite voi, anche se a dire il vero non ho mai provato. Ma voi sì, immagino, signore.

Oh, e a proposito di Hawksmoor, proprio qui dietro c’è la sede della Massoneria inglese, una delle più antiche del mondo, e lì c’è il museo, se domani sarete ancora qui e vorrete approfondire il nostro giro. Perché sapete, anche Londra è una “città santa” come Roma o Gerusalemme, anche se molto a modo suo: qui hanno sede o sono nate diverse confessioni, tutte in cerca della strada per la verità e per la vita eterna, e non mi riferisco solo alla benamata Chiesa Anglicana. Peraltro, a voler essere fiscali, quella dovrebbe invece starsene a Canterbury, dato che il primate d’Inghilterra è il suo vescovo. Ma tant’è, si sa che i prelati tendono ad annoiarsi in campagna, preferiscono i posti dove ci sono tanti peccatori da poter salvare.

Ma scusate, mi sto distraendo. Ah, se dovessi farvi l’elenco di chi è passato tra quelle due colonne che segnano l’ingresso del tempio: Winston Curchill e Arthur Conan Doyle, Alexander Pope (quello del Saggio sull’Uomo) e John Milton (quello del Paradiso Perduto), e poi ancora sir Shackleton l’esploratore, sir Fleming lo scienziato, una lunga serie di monarchi e persino… qualche arcivescovo di Canterbury. No, no, non sono massone, io; domanda legittima, missus, ma a me piace fare una cosa un po’ mia, diciamo, e ho sempre avuto problemi a starmene in una struttura gerarchica. Comunque, qui a Londra pasticciare con la metafisica è un vizio piuttosto diffuso, per qualche motivo. Quell’edificio un po’ anonimo, giusto qui davanti, è dove si trova la sede ufficiale dell’Ordo Templi Orientis, fondata dal famoso Aleister Crowley (“Do what thou wilt shall be the whole of the Law”, scusatemi se cito a memoria), anche se non è certo qui che celebrano i loro rituali; a cinquecento metri c’è il luogo di nascita della Swedenborg Society, fondata dai seguaci del celebre medium e veggente svedese, che per qualche motivo proprio a Londra decise di venire a morire; un po’ più in là c’è la sede della cara vecchia Alba Dorata, una specie di supergruppo di massoni e rosacrociani, un po’ come i Cream. Li conoscete i Cream, no? Eric Clapton, Ginger Baker, Jack Bruce… No, niente? Ah, che tempi. Beh, come loro Alba Dorata furoreggiava in città qualche decennio fa, ma in giro ci sono ancora alcuni vecchi nostalgici.

E ancora, appena fuori dal centro, con ammirabile discrezione, si trova uno dei centri più importanti della Società Teosofica; qualche minuto da quella parte, poi, c’è la casa dove Gerald Gardner, il padre del culto Wicca, scrisse La stregoneria oggi; e via dicendo. Vi assicuro che c’è stato un periodo in cui, per essere qualcuno qui a Londra, occorreva saltare da una parte all’altra del Tamigi quasi ogni sera avendo cura di non confondere grembiuli, maschere e saluti segreti. Non vi dico gli affari che facevano i candelai, i venditori di vini d’annata e quelli di libri rari all’avvicinarsi di ogni luna piena. E non solo loro. Comunque, a quanto pare, si dice che anche oggi sbarchino il lunario più che dignitosamente.
Intendetemi, però: come vi dicevo nel caso di Jack the Ripper, questi sono i figli più famosi di Londra, ma non certo i maggiori. Anche per loro, vale il discorso che l’epoca in cui hanno vissuto ha contribuito a dar loro celebrità. Ma Londra ha sempre avuto un debole per questo genere di cose: vedete quella stazione della metro, quella di Cannon Street? Lì c’è la London Stone, la Pietra di Londra, l’ultimo pezzo di… qualcosa che chi fondò la città trovo già sul posto. Fatto sta, che per qualche motivo quell’ultimo pezzo non andò mai perduto: è rimasto più o meno sempre lì, nel muro di una chiesa poi diventata stazione della metro, perché qualcuno – non si sa bene chi – ha detto che “finché la pietra di Bruto rimane al suo posto, Londra prospererà”. Si dice…

Come, signorina? Come abbiamo fatto a tornare vicino a St. Paul così in fretta? Ve l’ho detto che il traffico non è un problema per il vecchio Nick. Ho preso una scorciatoia. Forse ora che si sta facendo buio avete perso un po’ l’orientamento. Non preoccupatevi, ora siete nelle mie mani, tranquilli. Dicevo? Ah, sì. Pare l’abbia portata con sé da Troia Bruto, il mitico fondatore della città; altri dicono che è un altare sacrificale celtico, altri l’ultimo pezzo di qualcosa di molto simile a Stonehenge, altri il cuore magico della città e il vertice delle sue linee geomantiche, e quegli antipatici del British Museum che è una malconservata pietra miliare di epoca tardo-romana. Fatto sta che questa pietra se ne sta qui, in fondo alla strada che porta a St. Paul, fin dal Medioevo, e nessuno ha mai osato spostarla in un museo fino a un paio d’anni fa – ma anche in quel caso, si affrettarono a rimetterla subito a posto. Non è ben chiaro perché i londinesi amino da secoli questo vecchio sasso, ma quando è tornato al suo posto hanno tutti tirati un sospiro di sollievo. Neanche a farlo apposta, c’è un’altra setta fondata a Londra all’inizio dell’era moderna – l’Antico Ordine dei Druidi – che sembra tenerci molto.
A volte perdo il conto delle attività di tutti queste società di gentiluomini, e sì che cerco di restare sempre aggiornato. Secondo me, ciascuno di questi coraggiosi ricercatori degli ultimi millenni a modo suo qui a Londra ha visto qualcosa, e adoro il loro tentativo di dilatare la loro mente fino a riuscire a farcelo entrare, in cerca – come dicevo prima – della verità e della vita eterna. Chissà se qualcuno di loro ce la farà, prima o poi. Non credo, a essere sincero. Si tratta di una strada che ha molto da offrire, da quel che ho sentito in giro, ma che chiede in cambio molto di più.

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