Il Cuore Rivelato, pt.3

di David Resetti

Ed eccoci alla fine del giro, in uno dei miei posti preferiti, Hyde Park, Hy’ Pah, come lo chiamiamo noi. Cosa non amare di questo posto, dico io, a cominciare dal nome? Poi a quest’ora, quando si riesce a liberare dai predicatori ritti sulle loro scatole di cartone e dalle mamme con il passeggino, ci sono degli angoli davvero commoventi. Laggiù, per esempio, c’è una fontana magnifica dedicata a una principessa dalla sfortuna sfacciata, e mi fa piacere vedere che il nome di Diana sia ancora celebrato come un tempo proprio in questo piccolo angolino della grande Londra. Perché sapete, Hyde Park ha una storia antica quanto Londra stessa. Lo sapete che è terra di sepoltura, per esempio? 

Ecco, scendete, vi faccio vedere. Sono amico del custode, mi fa arrivare in auto fin quassù lungo la Rotten Row. Sapete che fu questa la prima strada a illuminazione artificiale di Londra? Lo fecero dato l’enorme rischio che c’era di finirci sbudellati nottetempo per pochi penny, o anche per nessuno. Qui c’è un bellissimo cimitero, pieno di lapidi molto graziose, dedicato agli animali domestici dei londinesi. Una tradizione che risale – ovviamente, come al solito – alla Londra vittoriana. Oh, signore, lo so che è “solo” il cimitero di alcuni animali, ma statemi a sentire sul perché hanno scelto questo posto. Come ho detto, la tradizione è relativamente recente, ma il posto non è scelto a caso. 

Ecco, da qui si vede, proprio all’angolo del parco: lì, alle porte della Londra più antica, sorgeva Tyburn Gallows, la Forca di Tyburn, o meglio ancora Tyburn Tree, l’albero di Tyburn. Per una traduzione che si perde nei secoli, forse persino precedente all’arrivo dei normanni e dei sassoni, e forse anche molto prima, lì venivano compiute le esecuzioni capitali della città, per impiccagione. E si trattava di un lavoro a tempo pieno: pare che nei momenti più turbolenti delle guerre di religione, si riuscissero ad appendere per la gola ben ventiquattro poveretti alla volta, un grande esempio di efficienza britannica. Oh, signorina, lo so bene, la Torre di Londra è un altro posto dove sono rotolate molte teste nel corso dei secoli, ma quello è un posto per nobili, per ricchi, un po’ troppo posh per la visita guidata gestita da questo ol’ bloke; lì ci morivano re e cardinali a dozzine, ma qui, beh, qui ci venivano scannati centinaia di londinesi veri, quelli che tiravano le ultime maledizioni in cockney, con i calzoni ancora sporchi di fango. Credetemi, proprio lì dove adesso la gente si mette a sbraitare, a Speakers’ Corner, il pubblico si sistemava per assistere allo spettacolo, che a volte aggiungeva all’impiccagione anche l’evirazione, lo sbudellamento, la decapitazione e lo squartamento. Ah, tempi davvero vivaci, quelli. 

L’ultima esecuzione in questo luogo avvenne poco meno di due secoli fa, quando la civiltà moderna decise che la quantità di spettatori alle esecuzioni pubbliche era tale da costituire un problema di ordine pubblico, e le impiccagioni divennero uno spettacolo privato. Ovviamente, quasi tutti quei morti non meritavano una sepoltura in terra consacrata, esattamente come i suicidi, gli infedeli e… gli animali; perciò venivano seppelliti sotto una manciata di terra nelle vicinanze del capestro, dove erano tacitamente messi a disposizione dei medici e degli studiosi di anatomia di Londra, nonché di chiunque altro avesse bisogno di corpi freschi per le proprie ricerche. O magari di un posto dove lasciare quelli che non gli servivano più. Il luogo esatto di sepoltura di quella miriade di disperati dall’urlo strozzato non ci è stato tramandato, ma qualcuno si è chiesto come soltanto mai pochi anni dopo la brava gente londinese prese la libertà di seppellire proprio qui sotto i loro animali. Si sa quanto gli inglesi amino tenere vive le tradizioni; senza contare che un corpo ben impacchettato, in fin dei conti, di fretta e al chiaro di luna può tranquillamente essere fatto passare per i resti mortali di un amatissimo cane di grossa taglia.

Signorina, ma voi tremate! Scusate, è colpa mia, a quest’ora Londra è umida e ti entra nelle ossa, soprattutto da queste parti. Non temete, abbiamo finito. Mi ha fatto piacere fare questo giro con voi, parlare della storia di questa città mi fa sentire giovane, al confronto. È un vero peccato che siate qui solo di passaggio e dobbiate lasciarla, vero? Io, da parte mia, non ce la farei mai, le ronzo attorno da moltissimo tempo e non me ne stanco mai. E come dicevo, le storie che conosciamo sono solo una piccola parte di quelle che ogni giorno da millenni hanno luogo sotto il suo cielo notturno.

No, signore, non credo di avervi ancora detto quel che mi spetta per questo piccolo tour. Ma avete ragione, è arrivato il momento di parlarne, ho un bel po’ di faccende da sbrigare prima che il sole sorga di nuovo. E no, vi ringrazio, ma non voglio denaro, non mi serve. Cos’è che faccio per vivere, allora? Ecco, questa è una buona domanda, ottima per entrare in argomento.

Se ho un cuore? Certo che ho un cuore, signorina. Ma questa non vuol dire che sia buono, anzi.

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