PERCHE' MYTHPOP:
L'IMMAGINARIO DI EPIGONI

Gli esseri umani necessitano di storie.

Ci serve credere che il mondo sia un posto con delle regole che esistono ma che magari non siamo capaci di capire, ci serve sognare un futuro migliore per poterlo realizzare, ci serve pensare che i mostri nelle ombre possano essere sconfitti da una formula magica, ci serve qualcosa che ci sproni a credere che le cose che facciamo abbiano un loro eroismo, ci servono cattivi da abbattere e tramonti verso cui andare quando il nostro lavoro è finito.

Ci serve fantasia. Perchè la realtà spesso ci pare grigia e ingiusta e le storie ci aiutano a pensare che in fondo esiste qualcosa di migliore e che tutto ha un senso. Questo è il Potere della Narrazione.

E se un tempo delegavamo tutto questo bisogno di fantasia a divinità, esseri leggendari e storie a cui donavamo la nostra fede, il nostro bisogno di credere, con il tempo e il trionfo della razionalità abbiamo deciso che i miti non ci servivano più e li abbiamo accantonati.

Forse. O forse no.

Perchè queste storie sono emerse ancora e ancora e ancora, sempre più forti, sempre più vive, perché il Potere della Narrazione non può essere fermato e con il tempo è tracimato nella cultura popolare, la cosiddetta cultura pop, come ben fa notare la scrittrice di fantascienza americana Ursula K. LeGuin in “Il Linguaggio della Notte”.

E così da queste riflessioni nasce l’idea di battezzare Epigoni con il termine Mythpop per indicare il personale riassunto di quelle idee che vengono da Neil Gaiman, Alan Moore e China Mieville sul Potere della Narrazione e su cosa è in grado di creare. Tingiamo poi il tutto con l’estetica di registi come Quentin Tarantino e Jonh Woo con i loro completi eleganti e la loro enorme teatralità al limite del grottesco e riempiamo gli spazi mancanti con riflessioni sulla vita in salsa Disco Elysium, mitologia antica dipinta color vaporwave e tutto l’immaginario di cui è pregna la nostra società e siamo giusto agli inizi.

E se davvero pensate che il Mythpop sia una cosa che ci siamo inventati noi vi invito a guardare progetti come “Sandman”, “The Books of Magic”, “American Gods”, “I Ragazzi di Anansi” di Neil Gaiman, “Promethea” di Alan Moore, il videogame Hades della Supergiant Games, il mondo che gravita intorno alla saga di “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo” di Rick Riordan, la narrativa dei super-eroi della DC Comics e della Marvel, in special modo in opere come “Kingdom Come” di Mark Waid e Alex Ross, oppure anche “Fables” di Bill Willingham.

Ma anche nel mondo reale possiamo assistere a casi come quelli delle Olimpiadi del 2021 dove più partecipanti hanno dimostrato la loro devozione quasi sacrale al mondo pop tra gesti scaramantici, portafortuna e orazioni in onore di chi li ha aiutati ad andare oltre i propri limiti.

Insomma il Mythpop esiste già da parecchio, noi gli abbiamo solo dato un nome, ma chi conosce il mondo della magia sa che dare un nome alle cose dà potere su di loro.

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